14 commenti su “Tu che hai studiato comunicazione…

  1. > Non ho la disinvoltura di dire cazzate
    > decise da altri come se ci credessi e
    > come se fossero interessanti.
    Ma insomma signorina, così non mia sposa la «mission» aziendale!

    > Non ho disinvoltura a usare il “noi”
    > quando so che sto solo esponendo
    > il lavoro di un’altra persona.
    Ma OMG, e così mia dimostra scarsa propensione al teamwork!

    > Non ho disinvoltura a farcirmi la bocca di
    > termini insulsi in inglese come fanno gli
    > altri, che ne abusano
    E, mi consenta, scarsa attitudine al networking. Ahia ahi ahi, no networking, no party.

  2. Dopo aver letto il resto mi trovo costretto ad informarti di una cosa: non hai fatto “marketing e vendite”, ma “scienze della comunicazione”. Qundi ora sei qualificata a dirigere reparti di creativi.
    (il che presenta un problema, dato che di solito i creativi odiano farsi dirigere)

    Marketing è invece saper puntare sulla quantità a scapito della qualità e solleticare i più bassi istinti di ampie fette di popolazione.

    Ampie fette di popolazione che prese individuo per individuo non sono così sceme come poi appaiono sulle statistiche. Il marketing vende alla gente od alle fette di popolazione? Alle fette di popolazione? E la componente umana, quella permettere in relazione una fetta di popolazione con le singole persone? Quella chi ce la mette?

    Te.

    Quindi sì, ritieniti pure libera di credere nell’intelligenza delle persone, e di fare appello ad essa, solo tieni ben presente che l’intelligenza nelle relazioni umane, beh, tende a scomparire.

    La gente tende a conformarsi a chi li circonda, a formare gruppi, e popolazioni.

    E i gruppi sono unità di pensiero a sè stanti, e non di rado giungono a conclusioni a cui nessuno dei componenti tendeva e per i motivi più beceri.

    E tutta la nostre realtà è permeata di gruppi a vari livello di organizzazione, e tutti meno efficenti dei suoi singoli componenti.

    Gli stessi cazzo di esseri umani sono solo un raggruppamento di cellule strutturato in modo oligarchico e di certo meno efficiente nel consumo delle risorse di quanto non sarebbero le singole cellule prese una per una. Eppure… pensa un po’ pretendono pure di essere unici, indivisibili al punto di possedere un anima incorruttibile ed eterna. E’ il loro… spirito di gruppo, probabilmente.

    Ora però il post in cui accetti suggerimenti sui nomi da dare alle tue tette fallo, dai.

  3. Occazzo, improvvisamente capisco perché la gente di una certa età fatica così tanto computer. Stanno formando un gruppo di lavoro con esso invece di usarlo, la loro intelligenza di conseguenza cerca di allinearsi a quella del computer, che è confortevolmente ferma ad uno zero perfetto.

    (Vi è anche il problema contrario, i giovani che invece di fare gruppo con altre persone, cercano di usarli come dei computer. Nel 99.5% dei casi non ci riescono e rimangono insicuri e confusi, lo 0.5% rimanente diventa manipolatore e psicopatico)

  4. Lo so che non ho fatto marketing, per fortuna. Il punto è che mio malgrado ci *lavoro* col marketing… che è una cosa così strisciante liquida e a volte vaga che te lo ritrovi sempre tra le balle. E in pratica è tutto quello che aggiunge valore a una merce.

    La comunicazione è comunque un pezzettino del marketing, e per tua informazione ho fatto anche alcuni corsi di marketing e gestione aziendale, nella mia buffa università tuttologa.
    Infatti ne usciamo con la testa da dirigenti ma senza le qualifiche o le possibilità, lol.

  5. Dalle tue parti ho scoperto che la tetta sinistra si chiama Evarista e quella destra Ernesta.
    E comunque secondo me può essere una delle tante condanne irresolvibili dell’essere umano, quella di sapere esattamente dove sta la propria felicità ma crearsi ad arte mille ostacoli per raggiungerla con più soddisfazione (e in realtà raggiungendola solo con enorme ed ingiustificata fatica).
    JelloBiafra, non sono d’accordo con nulla di quello che hai scritto. Tendi un po’ troppo a generalizzare (in generale), e mi sembrava anzi che Shuly avesse puntato molto del discorso del suo post proprio sulla soggettività delle cose (della sua apparenza, della comunicazione, del modo di lavorare avendo studiato le stesse cose, ecc ecc ecc).

  6. Be’, in compenso sai scrivere e hai una testa pensante (e, oserei anche dire, ottimi gusti musicali… non so com’è ma sulla qualità della vita, lavoro compreso, influisce anche la musica che ascolti). Il fatto è che a “dire cazzate” si fa sempre tempo a imparare, come del resto a diventare “markettari” (io ne consosco di bravissimi… ma non sono per niente felici!). Fa’ che in ufficio da te impariano ad apprezzarti per la creatività, per la positività, per l’inventiva, per l’energia e la passione nelle cose che fai. Poi, di gente che conosci tutti i termini in inglese e che venderebbe “il ghiacchio agli eschimesi”, come si dice nell’ambiente, è pieno il mondo… Ciò che conta è la sostanza. Ciao!

  7. “gente che conosci”??? ok… ok… la smetto. Evidentemente scrivo troppo alla svelta, oggi. Portate pazienza. A proposito di creatività, lavori “creativi” ecc., oggi mi do “zero” in correzione bozze.

  8. Il materialismo di pensare che la cultura debba trasformare le persone e rendere più efficienti. Soprattutto in ambito aziendale, tu che hai studiato comunicazione, cosa vuoi che capiscano?

  9. Già Nuzim, se non ho un tubo in comune con una persona di solito non ho nulla in comune neanche in fatto di gusti musicali. Potrebbe essere una teoria interessante.

    Per ora appunto, come dite in più d’uno, sarebbe già bello se la gente non associasse all’istruzione universitaria la volontà di prostituire la propria anima per fare carriera o il fatto di essere, a prescindere, più proiettati verso il mondo di lavoro a fare le brave formichine operaie per tutta la vita.
    Al massimo con un’istruzione un po’ superiore alla media, e non so manco se è il mio caso quindi, si diventa un po’ più mentalmente elastici…

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