9 commenti su “Mami e papi fuori dalle scuole

  1. Non è un problema tutto inglese.
    C’era una volta un gruppo di persone affette da svariate disfuzioni/menomazioni fisiche detti genericamente “disabili”.
    Qualcuno ha pensato che un disabile doveva sentirsi legittimamente offeso dal termine che indicava le sue limitazioni fisiche e ha fatto cagnara. Risultato? Adesso abbiamo di “diversamente abili”, che a me sembra un insulto più che “disabile”, dato che alla definizione del problema aggiunge una (del tutto involontario, ne sono convinto) beffa ai danni dell’interessato: “Sì, sei ‘abile’ anche tu, ma non potrai mai fare quello che fanno tutti gli altri”.
    Mi chiedo quanto ci vorrà per passare a un altro termine di fantasia.

    E la parola “negro”?
    Mai stata un insulto: negroide è un termine scientifico assolutamente non offensivo (in orgine). Dato che, però, qualche cerebroleso ha preso a utilizzare il termine con irriverenza e come dichiarato dispregiativo, si è pensato di passare a “nero”, togliendo quella G molto maleducata.
    Adesso anche il termine “nero” sembra vagamente offensivo: meglio “extracomunitario”. Sì, molto meglio far pesar loro anche il fatto di essere considerati cittadini di serie C. Però, nel farglielo sibillinamente notare, siamo educati.

    Cambiare parola non risolve il problema, così come la parola di per sé non lo crea né lo rappresenta. E’ l’intento quello che determina l’insulto o meno. Ma nella nostra società è molto meglio trovare un capro espiatorio, piuttosto che fare i conti con la propria coscienza.

  2. Cribbio se sono logorroico con una tastiera in mano. A voce mi ci vorrebbero due o tre pinte per parlare così tanto.
    Cheers!

  3. Beh io ho lavorato per due anni in una società con un tasso molto elevato di disabili, i quali si autodefinivano Handicappati, e gli venva da ridene e non poco nel farsi definire “diversamente abili”.

  4. Comunque sentivo su Condro, oggi pomeriggio, che la notizia è stata totalmente travisata dai giornalari nostrani. In pratica si tratterebbe solo di un progetto volto a sensibilizzare i docenti (principalmente) sul fatto che alcuni bambini potrebbero non avere una situazione familiare cosiddetta normale e quindi suggerire comportamenti che non li possano in qualche modo ghettizzare.
    Bisognerebbe trovare dei riferimenti più diretti e informarsi meglio per verificare ‘sta notizia, ad averne il tempo…

  5. «come diavolo faccia, in bambini di 4 anni, ed esserci già un seme di potenziale odio e discriminazione»

    Beh, c’è ed è forte, ma iperproteggere sti pupi non fa altro che aumentarla. Aumentare il loro senso di “ho sempre ragione” evitando di fare entrare nella loro vista anche la benchè minima contraddizione è solo prepararli ad un breakdown sempre più clamoroso raggiunta la maggiore età.

  6. non è che o sei parte del problema o il problema ti sovrasta e schiaccia, puoi anche cercare di chiamarti fuori e fare il possibile per non peggiorare le cose, o magari risolvere quel poco che è intorno a te.

    Ma questo è parte del segretissimo Grande Piano Etico della Shuly.

  7. E’ assurdo e infatti non vero.
    Si tratta semplicemente di una frase estrapolata male da una serie di linee guida (e quindi consigli) per insegnanti interessati a combattere l’omofobia, senza alcun divieto di sorta ma dove si consiglia (fra molte altre cose, dove la frase in questione compare in due righe scarse su 138 pagine) all’insegnante di non presumere che tutti i bambini abbiano la stessa struttura familiare e, se in dubbio, usare un generico “genitori”. Tutto lì.

    Come si sia arrivati a costruire questa non-notizia completamente sbarellata, mi sfugge.

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