I fiori mi piacciono moltissimo. Ho quasi un feticcio per certi profumi, come quello del glicine, della gardenia, di certe rose e quello della mimosa. Chiunque è libero di regalarmi fiori qualunque giorno dell’anno, ne sarò sempre contenta. Potete regalarmi pure intere piante, anche se le mie mad skills come giardiniera hanno condotto a morte prematura persino alcuni cactus. Non c’è bisogno di giorni specifici per sfoderare dei random acts of kindness, quelle piccole cose che rendono molto più digeribile la condizione umana. Insomma, questa mattina ho trovato il mio mazzolino giallo e profumato e ne sono stata lieta, ma questo giorno “della donna” mi fa sempre venire da sputacchiare due o tre considerazioni.
Come ritengo “destra” e “sinistra” termini ormai vetusti che arrancano per descrivere realtà molto diverse da quelle di partenza, ho qualche problema anche con il termine “femminismo”, che evoca tempi e istanze ormai non più attuali e in qualche modo suggerisce un’idea di superiorità della donna che non condivido. Almeno non tutti i giorni.
Non fraintendetemi: non c’è nessuno che sia più favorevole di me alla parità di diritti tra i sessi, ma si tratta di un corollario ovvio di principi più vasti che andrebbero applicati sempre. Cose banali come “rispetta il prossimo, perché in fondo siamo tutti anime perdute su un sasso azzurro che ruota intorno a una palla infuocata nella periferia di una galassia secondaria di un gruppo di galassie a sua volta secondario, nel vuoto del vasto e sconfinato universo”. Che è un’idea con la potenzialità di far impazzire. che può portare al nichilismo cosmico, alla depressione, alle solite giustificatissime domande sul senso della vita. Ma, se presa nel verso giusto, è anche un mantra perfetto per ridimensionare ogni problema e una spinta etica non indifferente a dare a ogni persona il rispetto che merita, insieme alla libertà di cercare di dare alla propria vita il significato che ritiene più giusto, fermo restando il rispetto dell’altrui libertà di fare altrettanto.
Con queste idee in testa, è chiaro che mi incazzo se vedo che su questo misero rolling stone di un pianeta la gente non ha di meglio da fare nella vita se non cercare di rovinare l’esperienza di stare al mondo al prossimo. Come un imbecille di due metri con afro che si viene a sedere proprio davanti a te, con il cinema vuoto. È ovvio che mi fa bollire il sangue vedere la legge del più “forte” trionfare nel senso più becero del termine, anche con qualche distorta pretesa di giustizia darwiniana (“è così in natura”). Su individui più deboli, su categorie di persone più deboli, su intere nazioni più deboli. Come se la storia e i millenni di vantata civiltà che abbiamo alle spalle ci avessero solo insegnato che “arraffa e spremi” è l’unico approccio possibile per una felice convivenza tra esseri umani. Avvilente.
La questione femminile, con le sue molte facce spesso nascoste e sudbole, è solo uno dei molti sintomi della nostra strana evoluzione piena di buchi. In cui siamo arrivati a contemplarlo da fuori, questo bel pianeta che ci fa da casa, abbiamo imparato e osservato ed esplorato, ma ancora fatichiamo a vedere la nostra identità comune in quanto esseri umani e a comportarci di conseguenza (se togliamo ogni filtro dovremmo includere tutti gli esseri viventi, ma finirei in qualche deriva freakoide new age).
Ancora intrappolati a uno stadio infantile della psicologia collettiva, traiamo un senso d’identità non tanto dalla contrapposizione, ma soprattutto dal conflitto col prossimo, con l’altro. E tutto il resto ne deriva: ogni discriminazione, maltrattamento, crudeltà o violenza. Ogni sacca insospettabile di pensiero medievale in agguato nei paesi più avanzati. Sarebbe quindi non solo un po’ inadatto ai tempi dire che sono una femminista, ma molto riduttivo. Facciamo che oggi, con il profumo di mimosa che mi riempie il salotto, mi dichiaro più semplicemente umanista.

Quoto con high five incorporato, anche se sono una grande fan dei discorsi sulla costruzione sociale della femminilità (e della mascolinità).
Mi piacciono le mimose. Il loro colore giallo dorato e luminoso è l’annuncio della primavera
Non mi piacciono le celebrazioni che accontentano la coscienza di chi di coscienza ne ha poca.
Mi piacciono le mimose. Il giallo dorato si accende al primo calore del sole di stagione.
Non mi piace che si divida l’umanità in categorie.
Mi piacciono le mimose. Spontaneamente offrono il loro profumo inebriante.
Non mi piace che si creino delle categorie incasellate per sempre in un luogo senza sfumature.
Mi piacciono le mimose. I fiori sono soffici, impalpabili eppure consistenti.
Non mi piace che si voglia ricordarmi chi sono e cosa faccio un giorno all’anno.
Mi piacciono le mimose.
Mi piacciono tutti i fiori e i loro colori, mi piace la natura che spontaneamente offre colori e profumi da sempre e per sempre.
Mi piace credere che l’umanità intera, pur con le sue diversità, cammini insieme in armonia
per costruire il futuro.
Ieri, oggi e domani.
Love
L
Sempre lucida, chiara, elegante
-.- mia nonna per l’8 marzo mi ha mandato un mazzo di rose et mimose
il mazzo è piaciuto a mia mamma
mia mamma se l’è tenuto
belle eh le roselline rosa!!!!belle belle!